     p 424 .
     
Paragrafo 2 . La filosofia di Heidegger.

     
Il pensiero di Martin Heidegger  una delle filosofie pi affascinanti
e,  al  tempo stesso, pi complesse non solo del nostro secolo, ma  di
tutta la cultura occidentale.

L'oblio dell'Essere.
     
Abbiamo  definito la situazione del dibattito filosofico e scientifico
fra  Ottocento  e  Novecento come eclissi  dell'Essere  proprio  per
mettere  in  evidenza la sempre maggiore difficolt  di  ricondurre  i
molteplici  modi  con  cui l'Essere  detto  all'Essere  stesso.  In
questa  situazione  abbiamo  visto il progressivo  affermarsi  di  una
visione della realt come divenire: eterno zampillare dello spirito  o
flusso  eracliteo; regno della soggettivit irripetibile;  insieme  di
universi    in    qualche   modo   indipendenti   l'uno    dall'altro;
relativizzazione della Verit ad ambiti e sistemi di riferimento.
     Questa  situazione - per Heidegger -  estremamente favorevole  a
una  ripresa del discorso sul senso dell'Essere, perch in essa si sta
attuando   non  la  crisi  dell'Essere,  ma  la  crisi  dell'ontologia
metafisica, cio di quella concezione dell'Essere che, da Parmenide in
poi,   ha  caratterizzato  il  pensiero  occidentale.  E  siccome   la
metafisica non  stata affermazione, ma oblio dell'Essere, l'eclissi e
il  tramonto  della metafisica aprono la via all'aurora  di  un  nuovo
pensiero    che   porti   alla   riscoperta   del   senso   originario
dell'Essere.(20)
     
Sentieri interrotti.
     
Heidegger,  partendo dalla lezione di Husserl, vuole  ripercorrere  la
strada  che  porta alla Verit e al senso originario  dell'Essere:  ma
quella strada non  n chiara n unica.
     Quando,  nel  1950, pubblica una serie di saggi  scritti  tra  il
1926  e  il  1946,  Heidegger  sceglie il titolo  Sentieri  interrotti
(Holzwege).  Nel frontespizio spiega questa scelta nel modo  seguente:
Holz    un'antica parola per dire bosco. Nel bosco  [Holz]  vi  sono
sentieri  [Wege]  che,  sovente ricoperti  di  erbe,  si  interrompono
improvvisamente  nel  fitto.  Si chiamano  Holzwege.  Ognuno  di  essi
procede  per  suo conto, ma nel medesimo bosco. L'uno  sembra  sovente
l'altro:
     
     p 425 .
     
     ma  sembra soltanto. Legnaioli e guardaboschi li conoscono  bene.
Essi   sanno  che  cosa  significa  "trovarsi  su  un  sentiero   che,
interrompendosi, svia"(21).
     Nonostante  l'intrico di alberi e le erbe alte che  nascondono  i
sentieri,  il  bosco    un grande spazio,   uno  spazio  aperto,  da
esplorare e da vivere. Il bosco pu rappresentare la dimora, il  mondo
dell'uomo.  Il bosco  anche l'Essere, lo spazio in cui  fluisce  la
vita. L'immagine che Heidegger usa pi frequentemente per definire  lo
spazio dell'Essere  quella della radura.
     Heidegger  trova  nella  fenomenologia  di  Husserl  il  discorso
sull'Essere finalmente impostato in termini nuovi. Tutta la  filosofia
occidentale    stata  una  grande  metafisica  della  ragione:   la
razionalit  filosofica  e  scientifica  ha  sempre  ridotto  l'Essere
all'ente  (oblio dell'Essere): a partire da Platone esso   stato,  di
volta  in  volta, Idea, Sostanza, Dio, Materia, Spirito,  Volont.  Ma
anche  il  sommo  degli  enti, Dio, in quanto  ente  non    l'Essere.
L'Essere  impredicabile: qualsiasi cosa si predichi dell'Essere,  non
pu essere l'Essere. L'Essere . L'Essere non  nessuno degli enti.
     Husserl ha gettato un ponte fra gli enti (il mondo della vita)  e
l'Essere. L'unico ente dal quale si pu risalire all'Essere    l'uomo
(ente  cosciente  di essere): non pi l'Essere che viene  fatto  ente;
nell'ente (l'uomo) che cerca l'Essere si ha la saldatura fra  ente  ed
Essere.
     Questa  saldatura non indica per in alcun modo  uno  stato,  una
identit  raggiunta, bens una disposizione e una ricerca: la  ricerca
di che cosa significhi essere ente e, in particolare, essere l'ente
uomo.
     
Essere, Essere-nel-mondo, Esserci.
     
L'uomo  ha  una esistenza storico-temporale; l'essere ente per  l'uomo
significa  divenire, cio possibilit di scegliere e di  trasformarsi.
L'esistenza dell'uomo non  solo in-essere (presenza), essa    esser-
ci.  L'uomo    nel  mondo: per esistere, divenire,  trasformarsi,  ha
bisogno   di   uno   spazio.   L'Essere-nel-mondo      il   carattere
dell'esistenza dell'uomo. Ma l'uomo non  nel mondo come  ci  sono  le
cose,  non  dentro come contenuto: ha il mondo come orizzonte della
propria  esistenza. Heidegger esprime questa condizione con la  parola
Esserci  (Dasein).  Il  Da  (ci) non ha un significato  di  presenza
(essere    qui),   ma   un   significato   disposizionale   (essere
disponibile).  Del resto anche in italiano - e anche  nel  linguaggio
comune  - Esserci  usato in questo senso: si pensi alle espressioni
ci  sei?  o  ci siamo?, che certamente non intendono  appurare  la
presenza  (se  ti domando ci sei?  evidente che sei qui,  presente,
davanti a me), ma la disponibilit (sei pronto?, siamo pronti?).
     L'esistenza  dell'uomo   disponibilit  al  cambiamento,  ma  il
cambiamento  non    casuale  e nemmeno   inscritto  in  un  progetto
sovrumano:  il  cambiamento   il frutto  della  capacit  progettuale
dell'uomo. Nel progetto Heidegger vede l'essenza dell'uomo, ma -  egli
osserva - questa definizione non d ragione dell'Esserci: noi ci siamo
come  progetto, come poter-essere, ma non siamo capaci di dare ragione
del   nostro  Esserci.  Quindi  l'Esserci  come  progetto    gettato:
l'Esserci     un  esser-possibile  consegnato  a  se   stesso,   una
possibilit  gettata  da  cima a fondo.  L'Esserci    la  possibilit
dell'esser libero per il proprio poter-essere(22).
     
     p 426 .
     
     Nell'esser-gettato non c' la ragione dell'Esserci, ma  l'esser-
possibile    trasparente  a  se  stesso  secondo  modalit  e   gradi
diversi(23).  Nell'esser-gettato  evidente la  finitezza  dell'uomo.
Questa finitezza ha per una possibilit di uscita, perch il progetto
 possibilit, e libert di superamento.
     In  questo  senso l'esistenza dell'uomo (Esserci)  e-sistenza:
e  o  ex  indicano l'uscita; l'e-sistenza dell'uomo  un  portarsi
oltre,  un trascendere che oltrepassa ci che si , in direzione  di
qualcosa  che  non   gi reale ma possibilit pura  e  quindi  novit
radicale.(24)
     
E-sistere ed Essere.
     
Nell'e-sistenza      il   riferimento   della   verit   dell'Essere
all'uomo(25).  Per la sua caratteristica di apertura,  l'essere  ente
dell'uomo  consente  quel cammino verso l'Essere  che  era  l'esigenza
fondamentale di Husserl, fatta interamente propria da Heidegger.
     Ma    facile  immaginare che l'Essere che ci viene incontro  nel
viaggio della nostra e-sistenza nella radura  ben diverso da quello
tradizionale della metafisica.
     Abbiamo  gi detto che l'Essere non pu essere ridotto a  nessuno
degli  enti  (nemmeno  all'ente  supremo,  Dio),  quindi  l'Essere   
differente da ogni ente, non  ente,  altro dall'ente: l'Essere   il
Nulla.
     La  conclusione  sarebbe paradossale se Heidegger non  insistesse
su  quella che egli chiama differenza ontologica fra ente ed Essere.
Ente  ed  Essere sono su piani differenti, per cui l'Essere non    il
Nulla assoluto, ma  Nulla sul piano dell'ente.
     Se  l'Essere  invadesse il piano dell'ente - come  avviene  nella
metafisica tradizionale, per la quale l'Essere tutto riempie  e  tutto
pervade,  perch  l'Essere   tutte le cose  che  sono  -  toglierebbe
all'ente (e qui parliamo dell'ente-uomo) la possibilit di progettare,
di  muoversi e, in una parola, la libert. L'Essere come  Nulla    la
condizione  della  libert  dell'uomo, ci  che  consente  la  sua  e-
sistenza.  Consente  -  si badi bene -, ma  non  crea,  causa  o
produce: l'Essere lascia e-sistere l'ente.
     La  verit dell'Essere , quindi, libert. Libert non vuol  dire
che  l'uomo  pu  scegliere se aprirsi o meno  all'Essere,  perch  la
condizione  dell'uomo (Esserci)  e-sistenza, cio apertura originaria
all'Essere.(26)
     Non  l'uomo  "possiede" la libert come sua propriet,  bens  
vero  proprio  il  contrario:  la  libert,  l'Esser-ci  e-sistente  e
svelante possiede l'uomo(27).
     Quindi  l'Essere come libert possiede l'uomo, ma -  ovviamente
-  possedere  non  significa  tener per  s  o  rinchiudere;  l'Essere
possiede l'uomo, come il bosco o la radura possiedono i viandanti:
 la condizione per cui l'uomo pu muoversi liberamente.
     
     p 427 .
     
     L'Essere  illumina  il  cammino  dell'ente,  gli  garantisce   il
futuro,  gli  consente  di progettarsi: in una  parola,  gli  consente
l'esistenza  storica.  Heidegger giunge a questa  visione  dell'Essere
recuperando  il significato originario di Altheia, la Verit  cercata
dagli antichi filosofi greci prima che la filosofia si trasformasse in
metafisica:  cio l'uscita dall'ombra, lo svelamento, l'illuminazione.
Ma non si tratta, come ha sostenuto la filosofia da Platone in poi, di
una illuminazione da parte della luce della Ragione:  l'Essere stesso
che si svela, si manifesta, perch la luce  luce dell'Essere.
     
Il naufragio e l'angoscia.
     
La  luce  dell'Essere non svolge nessuna funzione di guida, non    un
faro per il nostro cammino; essa ci svela solo la nostra libert. E la
libert di progettarsi non esclude - ma anzi implica - la libert  del
naufragio,  di  perdersi  nella  sconfinata  radura  del   Nulla,   di
percorrere  e  ripercorrere  sentieri  interrotti.  Come   aveva   gi
affermato  Nietzsche  nel  pi  volte ricordato  aforisma  della  Gaia
scienza(28), la libert assoluta pu produrre il terrore pi grande.
     Dal  momento  che l'individuo  libero, la sua esistenza  -  dice
Heidegger - pu essere autentica o inautentica.
     Il  modello  dell'esistenza  inautentica    il  si  (Man)  che
compare in si pensa, si dice, si fa, eccetera L'individuo che si
adagia  nel  conformismo e nell'impersonalit del si dice  e  si  fa
rinuncia al carattere autentico dell'esistenza, rinuncia alla scoperta
del  senso dell'Essere. Ma soprattutto rinuncia alla propria  capacit
progettuale  e alla scoperta del nuovo. Nell'esistenza inautentica  il
divenire   solo apparente, il movimento  semplice routine; gli  enti
che ci circondano (inclusi gli uomini) sono ridotti alla condizione di
oggetti;  il  mondo  intero  oggettivato, sottratto  alla  libert  e
consegnato al dominio della necessit.
     L'esistenza  inautentica    la  caratteristica  dell'et  della
metafisica e dell'et del compimento della metafisica nella  scienza.
Come   sosteneva  anche  Nietzsche,  l'esistenza  inautentica      la
caratteristica dell'Occidente da Socrate in poi. I sistemi metafisici,
come  quelli  dell'idealismo,  sono la  codificazione  della  routine,
collocano ogni ente al suo proprio posto e riducono il suo movimento a
movimento  apparente.  Come  i  sistemi metafisici,  l'organizzazione
totale dell'et della tecnica riduce a routine non solo la vita degli
individui,  ma  quella  dei popoli e delle nazioni:  anche  lo  stesso
progresso  e  le  innovazioni  tecnologiche  si  muovono  su  binari
predeterminati.  Il  carattere aperto del'e-sistenza    completamente
perduto.(29)  La  metafisica e la scienza,  con  il  loro  Essere  che
pervade  tutto  (ma  che  in  realt  oblio dell'Essere),  forniscono
all'uomo punti di riferimento certi e sentieri ben tracciati.
     Nell'esistenza   autentica,  invece,   l'individuo   progetta   e
sceglie,  e  ognuno   responsabile delle proprie scelte.  L'esistenza
autentica rende possibile la storia, la scoperta della novit,  perch
rende possibile tracciare vie e sentieri sempre nuovi.

 p 428 .

Essere-per-la-morte.
     
Nell'esistenza autentica non ci sono certezze: la vita   un  continuo
farsi,  attraverso  una  infinita gamma  di  possibilit.  Tra  queste
possibilit,  una assume per l'individuo il carattere della  certezza:
la  morte.  La morte  per l'Esserci la possibilit di non-poter-pi-
Esserci(30). Mentre tutte le altre possibilit consentono  all'Esser-
ci  di  modificare e determinare il ci, cio il modo di  Essere-nel-
mondo,  la  morte elimina in maniera radicale proprio il ci.  E'  la
realt  pi  autentica, perch irriducibile al si di si muore:  la
morte  degli  altri  tutt'altra cosa della nostra.(31) La  morte  non
ammette conformismi.
     Ecco  che  l'esistenza (autentica) si configura come Essere-per-
la-morte.   La   morte,  come  negazione  e  scomparsa   dell'Esserci
(dell'ente),  appartiene al territorio del Nulla, cio  -  per  quanto
detto sopra - dell'Essere.
     Essere-per-la-morte    quindi  Essere-per-l'Essere,  ma  non
certo  -  ripetiamo ancora una volta - per l'Essere della  metafisica,
bens  per l'Essere in quanto libert. Essere-per-la-morte significa
non   irrigidire   l'esistenza  in  alcun  progetto  definitivo,   non
considerare  nessun  momento e nessuna condizione dell'esistenza  come
stabile, non fossilizzarsi sulle posizioni raggiunte.
     L'angoscia  esistenziale per il Nulla dell'Essere  la  radice  e
la garanzia del divenire e della sua libert.
     L'angoscia   esistenziale  (l'esistenza  autentica)   ci   libera
dall'illusione di poter dominare l'Essere (la grande aspirazione della
metafisica e della scienza e - secondo Heidegger - anche della volont
di  potenza di Nietzsche);  la molla che ci lascia vivere nel destino
del Nulla-Essere che - come l'orizzonte - ci circonda e ci avvolge.
     L'avvento  dell'ente  riposa nel destino  dell'Essere.  All'uomo
resta  il  problema di trovare la destinazione con-veniente  alla  sua
essenza,  che  corrisponda a questo destino; perch,  conformemente  a
questo  destino, egli, in quanto  colui che e-siste, ha da  custodire
la verit dell'Essere. L'uomo  il pastore dell'Essere(32).
     Il destino dell'uomo  custodire la libert.
